Nell’era dell’intelligenza artificiale, secondo un rapporto pubblicato il 25 giugno dal Graduate Management Admission Council, “i professionisti più preziosi saranno quelli in grado di combinare le capacità dell’intelligenza artificiale con i punti di forza tipicamente umani”.

Secondo i 600 reclutatori globali intervistati da GMAC, i datori di lavoro prevedono che le competenze legate agli strumenti di intelligenza artificiale e il pensiero strategico saranno le competenze più importanti per i laureati delle business school nei prossimi cinque anni, ma molti professionisti faticano a dimostrare capacità in queste aree.

I reclutatori hanno segnalato “notevoli carenze” nelle competenze relative alle capacità di intelligenza artificiale, alla grinta, all’intelligenza emotiva e alla gestione dei lavoratori. Secondo il rapporto, la professionalità potrebbe anche mancare ai neolaureati delle business school.

I risultati hanno mostrato che le capacità comunicative sono balzate al primo posto tra le competenze più importanti nel 2026, passando dal terzo posto dell’anno prima, indicando che la spinta a utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale ha anche sottolineato l’importanza di comunicatori forti.

Ma la Generazione Z e i millennial più giovani potrebbero non avere le competenze trasversali necessarie per tale successo, ha rivelato una recente ricerca di Cangrade. Sebbene tendano ad essere forti comunicatori, secondo Cangrade, le capacità di pensiero critico, l’attenzione ai dettagli e la risoluzione dei problemi tendevano a mancare.

Detto questo, secondo un rapporto di DataCamp pubblicato all’inizio di quest’anno, l’alfabetizzazione dei dati di base è diventata importante per lavorare quasi quanto la capacità di scrivere, in linea con la scoperta di GMAC secondo cui nei prossimi anni sarà necessaria una combinazione di intelligenza artificiale e competenze trasversali.