Disoccupazione e lavori del futuro: professioni e lauree più richiesti

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Che tu abbia trovato lavoro grazie alle mie guide, o che tu stia ancora cercando, penso che anche tu ti sia accorto dei cambiamenti sociali e tecnologici che stanno avvenendo a livello globale e che, seppur con un certo ritardo, riguardano anche la nostra piccola, arretrata, grande Italia.

Molti mi chiedono quali siano le competenze tecniche e le capacità personali più richieste nei prossimi anni, quali siano le lauree che si prevede daranno maggior sbocco lavorativo etc. Ma si tratta di domande in parte mal poste, perché la questione è più complessa.

Ripeto un concetto fondamentale: non si può pensare di svolgere un lavoro per 30 anni solo per il guadagno economico senza tenere in considerazione la piacevolezza di quello che si fa, anche per le persone più “money-driven” come dicono gli inglesi, ovvero quelle più motivate dai soldi. Bisogna sempre mediare tra le proprie passioni e le reali opportunità del contesto dove si vuole vivere. Fare diversamente può portare ad una vita di stenti e difficoltà e la paura della miseria e disoccupazione sono qualcosa che ho visto da vicino per via del mio lavoro e che non auguro a nessuno.

La prima cosa che dovresti chiederti, piuttosto, è se riuscirai a mantenere la competitività professionale nel confronto con altri lavoratori e soprattutto contro le macchine (robot ed intelligenza artificiale).

Già in questa mia frase si vede la stortura del sistema – che io denuncio e assolutamente non approvo – che vede le persone in competizione per un diritto fondamentale. La seconda stortura (voluta) è quella di far pensare a chi non ce la fa che sia tutta colpa sua … ma di chi è la colpa se le imprese non assumono, se in Italia abbiamo costi del lavoro esagerati, se ci sono dei percorsi formativi che sono una vera truffa che poi il territorio rigetta etc, se non dello Stato e quindi del sistema in cui siamo inseriti?

Senza addentrarci nei casi individuali e senza andare alla ricerca di quel limite indefinito dove iniziano e finiscono le colpe di una parte e dell’altra, vediamo di affrontare il tema in modo concreto.

1 – le direzioni del mercato del lavoro

Anche qui, risposta scontata ma ovvia. Il mercato del lavoro sta andando pesantemente verso l’informatica e la robotica. Qui c’è poco da dire, è che le notizie e l’eco di certe attività da noi arrivano con un certo ritardo ma non c’è da stupirsi.

Se già pensiamo all’avvento del computer, questo ha consentito alle imprese di liberarsi di una marea di dipendenti da ufficio diventati obsoleti: le suite di programmi da ufficio (di cui la più famosa è sicuramente Microsoft Office) hanno da anni consentito a una persona di svolgere il lavoro prima svolto da venti dipendenti e questa tendenza sta proseguendo da anni.

Ormai ci sono intelligenze artificiali in grado di riconoscere quando un punto nero sulla pelle è un tumore oppure no, di scrivere e revisionare contratti di lavoro, di pre-selezionare i candidati, di sostituire un operaio al controllo output (prodotti in uscita) lungo la linea di produzione, di guidare una vettura al posto dell’autista, di consigliare un cliente sulle merci esposte in un negozio e tanto altro. Alcune di queste imprese le conosco personalmente perché ci ho lavorato come consulente e so che è tutto vero.

Ora, tutto questo è un bene o un male?

Di certo, alcuni di questi strumenti (perché tali sono) consentono alle persone di evitare alcuni lavori brutti, noiosi e massacranti così come consentono alle imprese di tagliare i costi non necessari di manodopera e di personale riducendo, al contempo, anche gli errori professionali

Così come alcuni lavori vengono estinti dall’avanzamento tecnologico (in modo graduale), ne nascono anche di nuovi perché occorre chi crea, controlla e fa la manutenzione a tali dispositivi e software. Tuttavia, è facile immaginare come siano più i posti di lavoro persi che quelli creati e che il fatto che ci siano delle opportunità nell’informatica e nella robotica non significa che quella rappresenti una strada percorribile per tutti.

A tal riguardo, voglio anche sfatare un mito: alcuni esperti dicono che le nuove tecnologie consentono di “sbloccare risorse mentali e fisiche” e dunque consentirebbero alle persone di dedicarsi ad “altro”, che non si sa bene che cosa sia. Questa è, a mio avviso, una mezza verità perché è chiaro che se le macchine fanno certi lavori al posto nostro, noi siamo più liberi di dedicarci per esempio alla ricerca, alla sperimentazione e ad attività di maggior livello intellettuale, ma è anche vero che il nostro sistema economico è incompatibile con questa visione del futuro e la verità è che chi non lavora non viene pagato e dunque non mangia. Una vita dedicata agli amici, alle persone, all’arte, allo sport, all’ambiente ed alla lettura ed alla ricerca scientifica non è pensabile sino a quando non ci sarà una differente ridistribuzione della ricchezza ed intanto sottolineo come noi abbiamo bisogno di sfide e di problemi da risolvere per sviluppare la nostra intelligenza così come di stimoli per tenerci occupati e vivere una vita equilibrata tra tempo libero ed attività da svolgere.

Altri fattori da considerare riguardano alcuni trend (o tendenze) più o meno passeggeri: le imprese cercando di ridurre il numero di posizioni manageriali in quanto sarebbero delle posizioni parassitarie e non più utili al business (uso volutamente il condizionale ed in alcuni specifici contesti potrebbe anche avere un senso) e ci sono dei potenti cambiamenti geo-politici nel mondo che destabilizzano i mercati e, dunque, portano alla precarizzazione anche dei posti di lavoro a tempo indeterminato.

Euro (valuta), spread, crisi sanitaria, crisi energetica, guerra, etc: in qualche modo sono tutti fatti o dinamiche legati ad una trasformazione del contesto del lavoro, spesso in peggio. Aumentano infatti le diseguaglianze, ritorna il lavoro a cottimo (vedasi i “rider”, termine edulcorato per indicare i fattorini delle consegne di cibo a domicilio, pagati una miseria ad ogni consegna) e la perdita di diritti dei lavoratori. Ricordo a tal riguardo, e senza divagare in tematiche più sociali, che l’1% di popolazione più ricca del mondo ha aumentato per il secondo anno la propria quota di ricchezza fino a raggiungere il 45,6% nel 2021 rispetto al 43,9% registrato nel 2019.

Occorre quindi chiedersi:

dove sono io rispetto al cambiamento che avviene? Lo sto seguendo e ne faccio parte oppure mi sto opponendo e questo mi sta travolgendo?”

Le soluzioni, almeno a breve termine, ci sono e sono molteplici. Qui alcuni esempi:

  • il marketing, per vendere e vendersi a quelle nicchie di chi “rifiuta” l’innovazione tecnologica ed è disposto a pagare per ricevere i servizi all’antica o in un certo modo
  • la riconversione professionale, tramite corsi di specializzazione e Master
  • il cambio di territorio, spostandosi magari in aree meno industrializzate dove c’è ancora bisogno di competenze che da altre parti stanno scomparendo

Bisogna poi vedere in base al singolo caso specifico.

2 – competenze specifiche

Qui voglio farti una grossa cortesia: ti risparmio quelle stupidaggini di classifiche o “top 10” delle competenze più richieste dalle imprese nel “duemilaecredici”!

Non è possibile fare una vera graduatoria perché dipende sempre dal settore professionale e questo riguarda soprattutto le “soft skills” o competenze trasversali, spesso mischiate con le qualità personali dagli incompetenti che scrivono su riviste più o meno autorevoli.

Le competenze trasversali sono quelle valide per tutti i settori, come la comunicazione interpersonale, la leadership, il lavoro di gruppo e la capacità di risolvere i problemi; le qualità personali sono tantissime e posso citare la fedeltà, la creatività e la precisione.

Queste sono e saranno sempre tutte importanti! Ma è chiaro che, se si cercano più dipendenti e si vuole ridurre il numero di manager in un’impresa, la leadership sarà gradualmente meno importante tranne nei casi in cui serve davvero; se si cercano persone pensanti per fare ciò che le macchine (ad oggi ancora) non possono allora la qualità della creatività e la capacità di problem solving saranno più apprezzate di altre, se certe imprese cercano degli “stupidi funzionali” che seguano gli ordini senza discutere allora il lavoro di gruppo e l’assertività intesa come qualità saranno certamente più importanti di altre. Ma questo non dipende solo dal futuro che arriva, dipende piuttosto dai singoli contesti e dal sistema in cui si è inseriti.

Quello che sta veramente succedendo alle competenze tecniche di qualunque professione è che queste si stanno fondendo con le competenze digitali, robotiche ed informatiche, che vanno dall’utilizzo professionale di app, tablet e smartphone sino all’utilizzo di software professionali per l’analisi delle big data e l’automazione industriale. Anche il futuro della mia professione in Risorse Umane è probabilmente legato ad un’analisi dei grandi dati sulla performance del personale.

Quindi, non è tanto che certe professioni scompariranno del tutto! Alcune magari sì (ad esempio che ce ne facciamo dei dattilografi a trascrivere i contenuti dei processi, se oggi abbiamo dei programmi di dettato vocale sofisticatissimi?). Piuttosto – almeno nel futuro più prossimo – si ridurranno sino a sparire i singoli compiti tipici delle varie professioni. A Londra e non solo ci sono già da un pezzo i primi treni guidati da un computer, a breve gli avvocati non si occuperanno più di contrattualistica ma di strategia e già gli psicologi esperti in somministrazione di test di personalità oggi non effettuano più quella parte di elaborazione  dei risultati grezzi chiamata “sgrigliatura e scoring”, in quanto oggi è quasi sempre automatizzata, ma si occupano della sola somministrazione dei test, della privacy e della interpretazione dei risultati già elaborati dai vai software dedicati.

Insomma, saper davvero usare gli strumenti digitali ed avere una mentalità digitale pare fondamentale per poter restare allineati al mercato del lavoro contemporaneo.

Inoltre, va sfatato il mito della creatività che è appannaggio unico dell’essere umano e che ci differenzia dalle macchine. Non entro in dettaglio perché questo richiederebbe una riflessione a parte, ma anche “le macchine” a loro modo possono essere creative ed avere una capacità di risolvere problemi. Se non mi credi, puoi cercare online “AI generated images” o “AI generated art” (arte ed immagini generate dall’intelligenza artificiale) per farti un’idea!
Più volte ho mostrato ai miei studenti i video sull’Intelligenza Artificiale di Google che è in grado di svolgere telefonate al posto di un essere umano con risultati straordinari, incluso quello di correggere il proprio interlocutore e di risolvere problemi pratici di tempo ed organizzazione.
Certo, creatività ed inventiva saranno sempre delle qualità positive soprattutto se si pensa all’accezione unica con cui l’essere umano riesce ad esprimerle, ma il fatto che anche l’intelligenza artificiale stia evolvendo in tal senso deve essere un importante spunto di riflessione.

3 – sapersi (ri)vendere e adattarsi

Osservando come procedono i miei studenti e le loro storie, di persona o tramite LinkedIn, vedo una cruda realtà: non esiste una vera stabilità lavorativa. Anche persone assunte a tempo indeterminato possono perdere il lavoro per una varietà di motivi che includono i fallimenti aziendali, acquisizioni e fusioni o ristrutturazioni aziendali con conseguente riduzione del personale e taglio delle figure in esubero. Certo, io mi auguro sempre che non succeda a nessuno ma oggettivamente può capitare.

Da quando lavoro, ho assistito a diversi casi da vicino:

  • A Parma la Nestlé lasciò a casa dei dipendenti della ex-Froneri a seguito di trasferimento a Perugia
  • La Melegatti ha passato anni inseguita dallo spettro del fallimento
  • Nel Regno Unito nel 2018 ho soccorso alcuni amici lasciati a casa da Jaguar Land Rover, che tagliò fino a 5.000 posti di lavoro, HMV con 2.200 posti di lavoro a rischio, per non parlare del Bagno di sangue a High Street: 164.000 posti di lavoro e 10.000 negozi a rischio.
  • Il covid ha “falciato” numerose realtà, colpendo invero molte imprese già malandate che arrancavano
  • … e via dicendo. Insomma, hai capito cosa voglio dire.

Ora, se il tuo capo ti dicesse che domani sarà il tuo ultimo giorno di lavoro perché fai parte dei lavoratori in esubero a causa di necessità finanziarie dell’azienda, o per via di una fusione dove tu non sei più necessario, tu saresti pronto a trovarti un nuovo lavoro?

E se  un tuo amico o un recruiter ti contattasse per offrirti un lavoro fantastico, perfetto per te, i tuoi strumenti di marketing personale sarebbero pronti? Tu saresti in grado di attivarti per tempo e farti intervistare nonostante uno scarso preavviso?

Se la tua risposta a queste domande è no, non dovresti aspettare fino a quando non ti capita qualcosa di brutto ma dovresti sempre essere pronto (o pronta).

Tutto questo te lo dico perché il mercato del lavoro sta cambiando più velocemente di quanto possano adattarsi le persone, le sicurezze per i lavoratori sono sempre meno e diventa sempre più importante per i professionisti sviluppare quelle capacità di vendersi professionalmente per cambiare lavoro bene e velocemente ogni volta che si presenta la necessità.

Non sono io a dettare le regole del gioco ma indubbiamente stiamo affrontando tempi duri e bisogna essere preparati!

Ecco per te alcuni consigli per gestire al meglio la situazione.

  1. Se da un lato le soft skills (competenze trasversali) sono fondamentali, sviluppa una mentalità flessibile di monitoraggio del mercato del lavoro e di costante aggiornamento professionale e sviluppo di nuove competenze tecniche. Questo non vuol dire seguire tanti corsi a casaccio (che comunque può avere la sua utilità) ma seguire una formazione mirata, anche solo di consapevolezza sui nuovi scenari, che ti consenta di scegliere se continuare a specializzarti nel lavoro attuale oppure se occorre fare un salto di adeguamento ad una professione simile ma più digitalizzata, o ancora a corsi per sostituire competenze obsolete con altre nuove e più richieste all’interno della stessa mansione.
  2. Di conseguenza, devi essere in grado di dimostrare alle imprese una spiccata capacità di apprendimento a qualsiasi età, come per dire “so stare al passo coi tempi, io non mi adagio sugli allori e starò sempre sul pezzo sino alla pensione” (con le dovute differenze tra profili senior e junior).
  3. Impara nuove lingue e tecnologie, dentro e fuori il lavoro: è il modo migliore oggi per restare qualificati.
  4. Mantieni il tuo CV sempre aggiornato: inserisci ogni traguardo, nuova formazione ed elemento significativo anche se non lo usi. Al momento opportuno, sarà molto più facile tagliare per accorciare piuttosto che sforzarsi per ricordare le informazioni mancanti.

Se hai bisogno di un semplice consiglio gratuito su come scrivere il CV, il profilo LinkedIn e – in generale – su come trovare lavoro,
scrivi un commento alla fine di questo articolo e ti risponderò volentieri il prima possibile.

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