Curriculum vincente: come trovare lavoro in una multinazionale

Esiste un Curriculum vincente più adatto di altri per trovare lavoro in una multinazionale? C’è una formula migliore di altre per avviare una carriera nelle grandissime imprese?
Questa è una domanda che mi viene fatta soprattutto dai giovani, mentre i professionisti di metà carriera spesso cercano altro: in questo articolo spiegherò il perché di questo fenomeno e cosa si può fare per ottenere i risultati sperati.

Attrattiva delle multinazionali

Le multinazionali, che siano società per azioni quotate in borsa, catene di franchising o sotto altre forme giuridiche, sono sicuramente le imprese più potenti sul globo grazie alla forza dei capitali di cui dispongono ed al peso politico che esercitano, alla mole di persone che assumono ed ai beni (o servizi) che producono e distribuiscono che – talvolta – possono essere beni primari e strategici per una Nazione.

Grazie al loro prestigio, alle possibilità di carriera, di sviluppo professionale, di stimoli e di guadagno, le grandi imprese nazionali e le multinazionali hanno una grande capacità di attrarre talenti di qualsiasi età, ma in pochi riescono ad accedere alle posizioni più qualificate ed a raggiungere i vertici di queste imprese.

Di sicuro, le persone che vi lavorano sono persone altamente competenti nel loro lavoro, sia da un punto di vista tecnico che personale: spesso dispongono di competenze trasversali (soft skills) altamente sviluppate e di una spiccata intelligenza che consente loro di analizzare a fondo contesti e problemi, di interagire in modo ottimale con le persone e “muoversi” agilmente all’interno delle organizzazione ed in contesti mutevoli e fortemente esigenti. Il tutto si accompagna spesso ad una forte spinta all’innovazione e/o alla qualità.

Le multinazionali possono permettersi di prendere solo il meglio del meglio e pertanto sono estremamente selettive, anche se poi non è detto che chi ha certi requisiti sia in automatico il candidato migliore. Tanto per dirne una, davvero chi si laurea con il 110 e lode è meglio di chi ha preso 105 ma ha anche lavorato? E chi lo ha fatto presso Harvard è in automatico più bravo di chi lo ha fatto presso La Sapienza di Roma? Discorso lungo che lascio altrove.

i profili ideali per le multinazionali

In generale, le persone che iniziano la loro carriera nelle multinazionali sono giovani laureati con il massimo dei voti e regolari con gli studi, con tesi brillanti presso le Università e Master privati più prestigiosi (o almeno i più rinomati) come Bocconi, Sacro Cuore, Luiss, IED, IlSole24Ore, La Sapienza o Alma Mater di Bologna, tanto per citarne alcune, più quelle estere.

Ma non solo: i CV dei candidati più apprezzati dalle multinazionali non sono solo quelli con i voti più alti presso gli enti di formazione più quotati, ma anche quelli che dimostrano di aver svolto delle attività extra-studio che hanno accresciuto e consolidato le loro competenze. Alcuni elementi sono progetti innovativi, anche se incompleti, attività lavorative e collegiali o eccellenze negli sport per le quali possono vantare solide prove di grandi qualità positive e la capacità di pensare fuori dagli schemi o di fornire altissima qualità e dedizione. Qualcuno potrebbe stupirsi della mia attenzione verso lo sport: ma ciò significa dimostrare capacità tattiche, costanza, determinazione, focus, lavoro di squadra e tanto altro che può essere traslato nel mondo del lavoro.

Ancora sono fondamentali le lingue straniere, dove parlare un ottimo inglese in aggiunta alla lingua madre è un punto di partenza, non di arrivo, ed una consapevolezza delle nuove tecnologie e “modernità” in senso lato. Mi ricordo i commenti del direttore HR di Max Mara, con cui ebbi piacere di confrontarmi una volta, che mi parlò del suo interesse dei millennials e di come fosse colpito dai loro commenti “distruttivi” nei confronti delle idee consolidate e dello status quo. Non tutte le imprese cercano necessariamente l’innovazione, anzi: alcune pretendono che prima i giovani imparino come funziona la situazione attuale e solo dopo provino ad avanzare nuove proposte, perché – a torto o ragione – non si può cambiare o criticare ciò che ancora non si conosce. Ma di certo senso critico e capacità di analisi costruttive sono sempre apprezzate.

Alcune aziende, come Google, cercano anche una scintilla particolare nei loro candidati, come quel “your googleness” (la tua googlosità) che ti contraddistingue e che è possibile far vedere solo tramite lettere appassionate, calde e costruttive dove in poche righe si cerca di colpire il lettore con parole cariche di significato, autentiche e “proprie”, evitando banalità e frasi altrui.

E tutti gli altri? Dipende da quali sono i filtri e le maglie che utilizza ogni singola realtà e dalle politiche di selezione del personale e dei talenti: c’è chi deve filtrare altissimi numeri di candidature e deve per forza mettere dei “paletti minimi” per capire chi chiamare a colloquio e chi no. Allo stesso modo, bisogna vedere se le imprese incentivano o disincentivano il sistema di referenze di talenti da parte degli attuali dipendenti e le selezioni interne.

Arrivando sino a qui, si può capire come questo tipo di CV si costruisca con scelte di vita che a volte sono dovute anche alle possibilità familiari di spendere cifre importanti nella formazione dei propri figli, e che sono precluse alle famiglie meno abbienti (salvo borse di studio etc.), unite ad una clamorosa dose di impegno, focus, determinazione e capacità di fare sacrifici, incluso quello di rinunciare a momenti spensierati durante l’adolescenza e la prima maturità, che sono irripetibili, oppure di viverli unendo l’utile al dilettevole e frequentando cerchie di altre persone accomunate da obiettivi simili.

Restano sempre e comunque validi i consigli già presentati su questo blog, come:

  • utilizzare lo stile di scrittura dinamica,con parole potenti e traguardi quantificati per creare un CV massimo di 2 pagine che riesca ad indurre nel lettore l’effetto “wow”
  • contenuti in lingua inglese, perché se si tratta di multinazionali è altamente probabile che venga dato a “decision maker” che utilizzano l’inglese come lingua principale
  • Lettere di presentazione mirate, calde ed appassionanti che sappiano far emergere motivazione specifica, idee chiare, determinazione e voglia di riuscire
  • utilizzare un sistema di referenze e networking per riuscire a raggiungere i colloqui
  • personalizzare il CV, per quanto possibile, per ogni candidatura

C’è anche da dire che le multinazionali possono essere aperte anche ad altre figure per professioni meno qualificate: abbiamo un esempio dato dai call-centre e dai magazzini di Amazon, dove non serve essere certo dei geni per entrarvi (anche se spesso le multinazionali richiedono la laurea anche per le posizioni più semplici, come garanzia di cultura generale e di qualità del candidato, a mio avviso a discapito dei diplomati di talento) e dove anzi avere delle relazioni con chi già vi lavora per farsi segnalare è molto più utile. Allo stesso modo, anche le grandi imprese alimentari o metalmeccaniche devono avvalersi di operai specializzati e non specializzati per le loro produzioni. In tali contesti è facile iniziare un percorso, anche tramite il lavoro interinale, dove poi ci si può anche far notare dall’interno e candidarsi con più facilità a posizioni di maggior prestigio, sfruttando a pieno le proprie lauree e formazione conseguita nel frattempo.

Multinazionali: chi le ama e chi le odia

Però, perché molti fuggono dalle multinazionali? E perché l’età è così importante?

Questo è dato dal fatto che nelle multinazionali c’è una crescita professionale molto più rapida che negli altri tipi di imprese, perché si insegna tantissimo, la velocità con cui si lavora è molto alta e sono contesti pieni di stimoli e (spesso) all’insegna dell’eccellenza e dell’innovazione. In tali ambienti dove la crescita professionale è velocissima, è normale diventare manager a 35 anni e, quando si sta dentro e si ha potere decisionale, diventa spontaneo scegliere i propri collaboratori tra coetanei e persone più giovani – a parità di condizioni. Certo, le eccezioni esistono sempre, ma è molto raro entrare “da vecchi” nelle multinazionali se non come consulenti oppure come super-esperti che hanno in qualche modo creato grandi innovazioni tecnologiche o di metodo. E per lo stesso motivo è difficile arrivare alla pensione lavorando nelle multinazionali, proprio perché le condizioni di carriera portano inevitabilmente a sfoltire i numeri ed a gestire in modo controllato il turnover del personale (rotazione tra nuove assunzioni e dismissioni, licenziamenti etc. ).

Inoltre, le multinazionali sono tremendamente esigenti ed il lavoro può essere davvero impegnativo: è vero che si impara moltissimo ma lo si fa dedicando anima e corpo e potenzialmente sacrificando parte del tempo libero. Certo, non è una regola fissa! Anche molte grandi imprese tengono bassi i costi del personale assumendo a tempo determinato solo profili junior o di media anzianità e dando grossi carichi di lavoro senza pagare gli straordinari ma lavorando “a progetto”, con la regola detta ma non scritta che “le condizioni sono queste, quindi se non ti sta bene sappi che c’è la fila di persone dietro di te che è pronta a prendere il tuo posto“.
Altre invece cercano di creare degli ambienti altamente stimolanti per attrarre e far crescere i migliori talenti, creando i “sogno” di poter lavorare con loro.

Ecco perché molti specialisti dopo un po’ abbandonano quella vita così frenetica per lavorare in ambienti più lenti e meno competitivi. Ripeto: si tratta davvero di una scelta di stile di vita, che dipende molto poi anche dalle politiche HR (risorse umane) per attrarre i talenti delle singole multinazionali: c’è chi lo fa con promesse di prestigio e carriera, chi con condizioni di lavoro ricche di benefit ed incentivi in cambio però sempre della massima resa, focus e dedizione.
Penso che molto dipenda da quanto una persona pensi di trovare l’auto-realizzazione nel lavoro e nella crescita professionale, mentre c’è chi preferisce la libertà o si accontenta di un lavoro dignitoso per pagare le spese (cosa sempre più rara di questi tempi) che poi consenta sufficiente tempo libero per dedicarsi ai propri hobby e passioni senza che questi diventino un lavoro.

Ora che sai cosa ti aspetta, davvero ti interessa la vita in una multinazionale oppure preferisci una vita dignitosa ma dove hai meno responsabilità e più tempo per te stesso?

Se hai bisogno di un coach professionale per trovare la risposta, contattami a ilcurriculumvincente@gmaill.com e troveremo assieme la risposta. Mattia Loy

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