Cosa vogliono davvero le imprese dai candidati

Moltissimi lettori di Curriculum Vincente mi scrivono per pormi la stessa domanda: cosa vogliono davvero le imprese dai candidati?

Annunci di lavoro spesso poco chiari, colloqui fumosi e – come vedremo tra qualche articolo – la mancanza di feedback dopo le interviste ed altri elementi rendono imperscrutabili i disegni di grandi e piccole aziende.

Facciamo quindi una riflessione assieme per capirci qualcosa di più.

Non so se ti sia mai capitato di guardare dei film direttamente sul tema del recruitment. Mi viene in mente “Il segreto del mio successo”, un classico del 1987 con Michael J. Fox, dove il protagonista – un giovane neolaureato dall’alto potenziale – lascia il tranquillo paesino di campagna dove è cresciuto per cercare lavoro a New York ma riceve solo porte chiuse in faccia per i motivi più assurdi nonostante il suo tentativo di dare alle imprese ciò che vogliono man mano che lo scopre. L’ultimo tentativo che fa, ormai portato a mentire per disperazione, è quando la recruiter gli dice che lui è perfetto e, quando aggiunge il fatidico “ma…”, lui la interrompe con un “Sono disposto a fare qualsiasi cosa!” Lei gli risponde chiedendogli se sarebbe disposto anche a farsi cambiare di sesso, perché l’azienda è costretta ad incrementare le quote femminili (o qualcosa di simile).

Per stemperare questo spinoso argomento con una risata, vorrei farti penare anche a quei comici professionisti o amatoriali, come il divertente youtuber Riccardo Dose (attenzione: ricorre ad un umorismo talvolta scurrile che potrebbe risultare sgradito in base alla sensibilità individuale) o i grandissimi Elio e le Storie Tese con “Cara ti amo”, che giocano ed ironizzano sui più diffusi stereotipi sulle donne, eternamente indecise in fatto di uomini.
Ripeto: si scherza solo, non c’è nessuna offesa verso le donne. Per in nostri fini connessi alla ricerca di lavoro, piuttosto, se prendi tali scherzi e sostituisci la parola “donne” con la parola “imprese” ottieni uno spaccato tragicomico di come stanno le cose oggi in fatto di assunzioni.

  • Se sei giovane non hai abbastanza esperienza, ma se hai esperienza sei troppo vecchio;
  • Se hai solo il diploma non sei abbastanza qualificato ma se hai la Laurea, il Master e/o ti sei aggiornato costantemente allora sei troppo qualificato;
  • Se hai troppe esperienze (anche se ti sei dovuto barcamenare tra i vari contratti a progetto ed aziende fallite), sei uno inattendibile su cui non si può investire perché se ne va via alla prima occasione ma se hai poche esperienze sei poco flessibile e non hai visto il mondo;
  • Se sei estroverso e mostri passione per il lavoro sei troppo esuberante e rischi di essere ingestibile, se sei introverso e composto ti mancano passione, dinamismo e personalità;
  • Se sei proattivo va  bene che prendi l’iniziativa ma non sei gestibile e non rispetti la gerarchia, se sei un forte team-player (persona molto collaborativa orientata al lavoro di squadra) allora non sai lavorare da solo e ti manca l’indipendenza;
  • Se sei uno yes-man manchi di capacità ma se sei troppo capace non vai bene perché sei più bravo di chi ti sta sopra e questo potrebbe destabilizzare la struttura esistente (non è uno scherzo, succede davvero);
  • Se sei alle prime esperienze e sei “creta vergine” da modellare a piacimento non hai esperienze significative ma se sei già impostato allora sei troppo rigido mentalmente e non in grado di imparare ciò che ti verrebbe insegnato;
  • Se vieni dallo stesso settore non puoi innovare ma se vieni da un settore diverso non sei compatibile con quello che serve nel presente;
  • Se ammetti le tue aree di miglioramento ti squalifichi ma se non le ammetti non sei auto-consapevole oppure presuntuoso;
  • Se sei troppo te stesso non sai essere diplomatico, se sei troppo diplomatico allora sei troppo artefatto e finto;
  • E se sopravvivi a tutto, allora sei troppo perfetto e quindi stai nascondendo qualcosa.

Insomma, non ci sono vie di mezzo e l’unica risposta che ricevi è che non sei idoneo! E la lista, tra il serio e lo scherzo, potrebbe andare avanti a lungo! Spero che sia chiaro che io qui sto intenzionalmente esagerando ma la verità è che, se una azienda non ti vuole assumere, può trovare qualsiasi pretesto per non farlo e tu non saprai mai il vero motivo.

Passando alle cose serie, è vero che le imprese…

  • oggi ragionano per posizioni vacanti e, più raramente, per la valorizzazione del talento dei candidati. Più ti avvicini a quella posizione per qualifiche, esperienza, competenze, personalità e background, più hai possibilità di essere chiamato a colloquio e scelto.
  • Assumono chi risolve loro dei problemi specifici, non le competenze di per sé; chi eroga un servizio utile e/o chi produce fatturato tramite le vendite. (Non mi stancherò mai di ripeterlo)
  • Si portano in casa propria chi vogliono loro senza dover rendere conto a nessuno.
  • Non sempre hanno le idee realmente chiare sin dall’inizio ma spesso aprono posizioni con un sufficiente grado di ambiguità tale da poter definire in corso d’opera le caratteristiche del professionista che vogliono assumere.
  • Se le statistiche sono importanti, è anche vero che ogni caso è a sé: esistono sia imprese che vogliono personale esperto, con laurea e Master per ricoprire ruoli per i quali basterebbe un diploma o una qualifica professionale e da pagare come un diciottenne alle prime esperienze. Altre invece adottano politiche di assunzione più aderenti alla realtà ed ai costi in formazione che i professionisti devono sostenere.
  • Esistono moltissime differenze per dimensioni, cultura organizzativa, storicità, brand e – in sostanza – per le persone che compongono le aziende e che hanno ruoli decisionali.

Il consiglio che posso darti è quello di non preoccuparti eccessivamente di tutti questi aspetti perché finisci per focalizzarti solo sul problema (che non puoi risolvere tu), mentre devi focalizzarti sul raggiungimento del risultato: dare l’idea a chi entra in contatto con te di essere la persona che gli risolve il problema per il quale la posizione vacante esiste, lavorando sulle percezioni di te che fornisci.

Anche se non sei perfetto, devi comportarti come se tu fossi la persona che loro cercano e compensare eventuali disallineamenti con un atteggiamento mentale positivo del “posso farcela”, puntando sulle tue capacità di auto-potenziamento anche senza aspettare l’azienda.

Porta tutto quello che di buono hai, informati sull’azienda, mostra passione (che ci vuole sempre) e le tue migliori qualità assieme a quella sana capacità di ascoltare che ti aiuta moltissimo ad interagire in sede di intervista.

Preparati inoltre ad incassare le provocazioni e rispondere con autorevolezza ma non autorità, con entusiasmo ma controllato. Pertanto prendi l’elenco puntato di incoerenze e pretesti sopra citati ed allenati a rispondere a tono a simili provocazioni: devi avere già la risposta pronta nel caso che dovessi ritrovarti davanti a simili circostanze.

Ed è proprio nel prossimo capitolo che affronteremo assieme il tema dei colloqui di lavoro: cosa succede veramente, cosa devi aspettarti e quali possono essere le domande (o le macro-categorie di domande) che ti verranno fatte.

Mattia Loy
ilcurriculumvincente@gmail.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *