Come contattare un Recruiter o Head Hunter e farselo amico

Come contattare un Recruiter o Head Hunter e farselo amico è un tema tutt’altro che scontato ma decisamente utile per la tua ricerca di un lavoro. Ti ho già spiegato come identificare le agenzie di recruiting più giuste per te e le differenze tra il recruiter ed il datore di lavoro perché per te è meglio bussare a poche porte ma buone, piuttosto che bussare a tante ma a casaccio.
Tuttavia, molti candidati commettono spesso lo stesso errore madornale che li porterà a squalificarsi automaticamente davanti a chi fa ricerca e selezione, e che tu devi evitare!

L’errore è quello di mettere pressione ad un recruiter con costanti chiamate, e-mail, richieste di aggiornamento, candidature a casaccio e lunghi messaggi su LinkedIN non appena connessi.
Il peggior modo di approcciarlo è infatti tramite un messaggio chilometrico in chat, palesemente un copia & incolla, dove invii il tuo CV a freddo e gli chiedi di trovarti lavoro o essere considerato per eventuali opportunità, sperando che faccia il lavoro per te.
Nota: dal 2018 come spiegato nell’articolo sul GDPR, per i recruiter è ancora più scomodo gestire tali tipi di richieste tramite canali informali come LinkedIN.

Inoltre, i recruiter e le agenzie vanno considerati alla pari di qualsiasi altro canale di ricerca del lavoro, senza caricarli di eccessive aspettative: possono aiutarti oggi, un domai o mai!

Ma come faccio a trovare lavoro se non lo contatto e non gli mando il CV?

Te lo spiego una volta per tutte: quello del recruiter è un lavoro molto duro, fatto di vendita e di ricerca. Il recruiter, se professionale, spesso rimane in ufficio ben oltre l’orario di lavoro per poter ricevere quei candidati che normalmente fanno i dipendenti e non potrebbero essere colloquiati diversamente; vive sotto la costante pressione di completare le ricerche nel minor tempo possibile mentre i clienti tendono (spesso ma non sempre, per fortuna) a procrastinarle con costanti cambi di idea e con un “mi piace molto! Ma ne voglio vedere altri“.
È una vita appassionante ma difficile, dove una delle maggiori necessità di un recruiter è quella di non sprecare tempo!

Inoltre, ogni recruiter deve seguire certi protocolli, come l’archiviazione del tuo CV nel software della propria compagnia per la gestione delle candidature, così come una gestione ordinata delle email all’interno dell’insieme degli strumenti di lavoro usati nel suo ufficio.
Se inizi a bombardarlo di informazioni tramite canali non convenzionali, gli crei solo una gran confusione! E questo – sì, hai indovinato – equivale a fargli perdere tempo!
Se ti comporti così, è facile che sviluppi un atteggiamento mentale negativo nei tuoi confronti, etichettandoti come uno scocciatore e persona poco seria.

Ricordati anche – e non mi stancherò mai di ripeterlo – che un recruiter viene pagato dai clienti che lo assumono e dunque può aiutarti ma lavora per loro, non per te! Dunque non può aiutarti se prima non gli arriva una richiesta da parte dei suoi clienti per la quale tu sei compatibile. Potrebbe arrivare domani, così come non arrivare mai e lui non può farci niente.

Se lo contatti su LinkedIN, innanzitutto studia il suo profilo e vedi se effettivamente lavora per un’agenzia che tratta il tuo settore prima di scrivergli: potresti trovare informazioni utili per te e per la tua candidatura.
Quando sei certo che faccia al caso tuo, poi contattalo con un messaggio molto semplice come:

“Buon giorno dott. Loy, grazie per il collegamento. Ho visto che lei è un recruiter specialista nel settore in cui opero e spero che possa aiutarmi a cambiare azienda / rientrare nel mondo del lavoro dopo una pausa forzata / trovare il mio primo impiego. Come posso propormi ed agevolare il suo lavoro?”

Il recruiter ti risponderà suggerendoti eventuali procedure per candidarti agli annunci secondo le pratiche specifiche della sua agenzia o azienda e certamente ti sarà grato se tu dovessi condividere i sui annunci in bacheca, segnalargli dei candidati compatibili con le sue ricerche in corso anche se non riguardano te nello specifico e se, in generale, segui e commenti (anche in modo critico ma educato) ciò che pubblica in bacheca. Stai certo che se gli offri spontaneamente il tuo aiuto anziché pensare solo a chiedere il suo, saprà ricordarti in modo positivo quando ci saranno nuove opportunità compatibili col tuo profilo.

Se hai un profilo LinkedIN già compilato ad arte col metodo di Curriculum Vincente, essere in contatto è più che sufficiente per farti trovare, perché ad ogni caccia sul web tu apparirai tra le risorse all’interno del suo network.
Se invece contatti un recruiter tramite agenzia, la stessa cosa accade col tuo CV che spunterà fuori ad ogni ricerca fatta con i gestionali interni tramite parole chiave.

Ha senso chiamare in ufficio un recruiter o scrivergli su LinkedIN (più lento, anche se a volte è l’unico modo) quando trovi un annuncio che ti interessa davvero tanto e per il quale ti viene da dire “Wow! questo sono io!”.
In questo modo dimostri di essere una persona seria, che riconosce il valore del tempo degli altri ed aiuti il recruiter a presentare per tempo una rosa di candidati qualificati e compatibili col profilo richiesto, accorciando i suoi tempi di lavoro (cosa molto apprezzata!).

Inoltre, molti candidati mi confessano quanto segue:

“Mi sento a disagio quando mi candido a tante posizioni aperte per un’agenzia. Mi sento invadente se io continuo a candidarmi e loro non mi rispondono mai: non vorrei che pensassero che sono poco serio!”

Non crearti problemi! Se sei compatibile con ogni posizione per cui ti candidi, fa parte del gioco ed ogni professionista penserà semplicemente che vuoi crescere, che sei tenace e che non demordi. Anche perché per le posizioni vacanti uniche (quelle per intenderci dove c’è un solo posto disponibile) il risultato dipende sempre dalla quantità di professionisti che si candidano e dai gusti soggettivi del cliente: tu non puoi conoscere le tue possibilità di riuscita a confronto della concorrenza a priori, quindi candidati!
Se invece ti stai candidando a casaccio o ti ostini in un settore per il quale non sei realmente qualificato, potrebbe essere lo stesso recruiter o agenzia a dirti che devi cambiare qualcosa.

Ecco dunque le tre “best practices” da ricordare:

  1. Personalizza il tuo messaggio: ricevere i “copia e incolla” irrita chiunque e se, proprio devi farlo, almeno includi il nome del recruiter nel messaggio. Inoltre, se è passato molto tempo da quando ci siamo collegati su LinkedIN, ricordami come ci siamo incontrati: è già impossibile per i recruiter che hanno già 5.000 contatti tenere i rapporti con tutto il proprio network, figuriamoci per i senior che ne hanno anche il triplo.
  2. Non far fare al recruiter il lavoro per te. Se contatti un recruiter ad es. su LinkedIN dovresti sempre verificare prima la sua capacità di aiutarti effettivamente: leggi il suo profilo e verifica se il tuo lavoro ricade nel settore in cui lui recluta, solo dopo mandagli un brevissimo messaggio con il riassunto della tua esperienza e dei risultati chiave che hai prodotto, anticipando le sue domande di base e minimizzando le perdite di tempo reciproche.
  3. Non chiedere sempre aiuto: offri anche il tuo aiuto, tramite contatti di valore, informazioni o generica disponibilità. Se il recruiter non può aiutarti subito, questo è un ottimo modo per farsi ricordare di te.
  4. Seleziona e segui pochi recruiter su LinkedIN, interagendo e commentando con loro. Non puoi stare dietro a tutti ma se scegli quelli che probabilmente possono aiutarti davvero perché sono degli specialisti per il tuo settore e per la tua area, allora vale la pena “lavorarseli” sul web in modo tale che ti tengano bene in mente quando ci sono occasioni valide per te.
  5. Considera i recruiter come qualsiasi altra fonte di ricerca di lavoro, non come l’unica fonte. Dato che un recruiter d’agenzia può contattarti per lavoro solo se ha un cliente che gli ha fatto una specifica richiesta, potrebbe non aiutarti mai o essere il tuo miglior alleato. Dedica solo una parte delle tue energie ai recrutier e cerca nel contempo altri canali.
  6. Non aspettare di essere disoccupato prima di contattarli. I recruiter (anche quelli interni alle imprese) preferiscono i candidati che stanno attualmente lavorando o che hanno finito di lavorare solo di recente: può sembrarti ingiusto (e forse lo è) ma i datori di lavoro preferiscono pagare per talenti sottratti dalla concorrenza, anche per evitare che le loro competenze sbiadiscano per mancanza di pratica.
  7. Rimani in contatto, ma non angosciarli. Quasi tutti i recruiter, me incluso, preferisconole email alle chiamate perché così possono gestire meglio la nostra giornata lavorativa. Va benissimo restare in contatto, ma se li contatti di continuo per sapere se ci sono opportunità finisci per sembrare disperato, non entusiasta, e per farti odiare.
  8. Tieni il tuo CV aggiornato e sii onesto. Non mentire mai su ciò che fai sul tuo lavoro attuale o sul tuo stato di disoccupazione. Le bugie hanno le gambe corte e prima o poi la verità viene a galla, tramite controlli di referenze o verifiche: una cosa che molti datori di lavoro richiedono sempre più spesso al giorno d’oggi. Essere disonesti significa rovinare la tua relazione con un recruiter che potenzialmente può darti lavori importanti.
  9. Tutela la tua reputazione on-line.
    Moti cacciatori di teste (o headhunter) cercheranno il tuo nome su Google per verificare chi sei e che persona sei: controlla che non ci sia niente che possa ostacolare la tua carriera e cura il tuo brand personale come si deve!

In chiusura, ripeto che imparare a lavorare con i recruiter potrebbe essere un ottimo modo per accedere a lavori che non sono pubblicati sui siti d’annunci, ma è importante diversificare le strategie di ricerca di lavoro e non affidarsi unicamente a loro.

Ci sono recruiter bravi ed altri pessimi, proprio come in qualsiasi altra professione: è importante creare relazioni con coloro che hanno esperienza nel reclutamento nella tua nicchia.
A tal riguardo fai solo attenzione ad una cosa: alcuni recruiter molto scorretti (sì, esistono) ricorrono all’effetto del contrasto per manipolare i propri clienti nella scelta dai candidati da assumere. Lo fanno portando in presentazione dal cliente un candidato di valore e due a malapena compatibili.
Il messaggio per il cliente è: “guardi, Rossi è l’unico davvero in gamba. Ho fatto fatica a trovarlo perché Verdi e Bianchi rappresentano la media di ciò che offre il mercato e sono molto distanti da quel che mi hai chiesto. Non dobbiamo farcelo scappare!”
Ebbene, quel Verdi o Bianchi di turno potresti essere tu se vedi che vieni invitato sempre a colloqui con candidati più qualificati di te per offerte prestigiose alle quali pensavi di non riuscire ad accedere, che secondo il recruiter ogni volta non ce la fai proprio per un soffio ma i feedback che ricevi sono fumosi. Se nel complesso pensi che ci sia qualcosa che non va, in certi casi potresti proprio avere ragione!

Con i datori di lavoro è diverso: se veramente vuoi lavorare con una PMI specifica e vuoi parlare direttamente col titolare, chiedi un appuntamento e proponiti senza giri di parole ma con un’idea precisa dell’azienda e di cosa puoi fare per il suo titolare

Mattia Loy
ilcurriculumvincente@gmail.com

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