TOP 10 parole abusate da non usare nel CV: siamo sicuri?

Sono certo che ti sarà capitato di leggere articoli come le TOP 10 parole abusate da non usare nel CV, di questo o quel presunto “guru” del recruitment che ti dice di evitarle perché sono diventate dei tabù. Frasi e parole inflazionate, abusate, inefficaci, anacronistiche che ormai dovrebbero lavorare contro il candidato: le buzzwords.
Ma siamo proprio sicuri che le cose stiano davvero così? In molti mi hanno chiesto un approfondimento sul tema già aperto nell’articolo sui contenuti del CV: scopriamolo insieme!

Come dice Christopher Sandford, uno dei biografi best seller degli ultimi tempi (Eric Clapton, Mick Jagger, David Bowie e Paul McCartney) per conto di LinkedIn:

“Il linguaggio che usiamo dice molto di noi, quindi è importante scegliere attentamente le parole che usiamo, specialmente nel contesto professionale. Troppo spesso ci nascondiamo dietro delle buzzword che non significano nulla, forse per il desiderio di essere sintetici o perché non ci sentiamo sicuri quando dobbiamo parlare dei nostri successi lavorativi. Quando, invece, con pochi semplici aggiustamenti si potrebbe iniziare a utilizzare il linguaggio che descrive realmente quanto valiamo”

Effettivamente è vero che ci sono delle parole che sono state utilizzate sino alla nausea, come “leadership” o “appassionato”, perché risalgono all’era in cui la psicologia del lavoro metteva in evidenza l’importanza di essere dei leader capaci oltre che dei bravi manager e l’importanza della motivazione intrinseca al lavoro (che fa rima con genuino interesse, passione e dedizione), dove tutti cercavano di cavalcare l’onda.
Ora, il punto è che non tutti oggi cercano leader, mentre la richiesta per persone che vivano il lavoro anche come un piacere è sempre alta, perché la motivazione intrinseca supporta prestazioni più alte sul lavoro e percorsi di carriera più stabili e duraturi dentro la stessa azienda.

Dovresti considerare certe parole solo se sono veramente tue, se ti descrivono realmente e se hai conseguito dei traguardi in grado di sostenere subito nel tuo CV certe affermazioni!
Pensaci bene: se la maggior parte delle persone smette di utilizzarle, allora rimangono a disposizione di chi le sa fare proprie perché sa come collocarle in un contesto coerente ed ordinato, distinguendosi in meglio rispetto alla concorrenza.

Se inoltre hai impostato la tua attività come coordinatore di gruppi di lavoro o di forza vendite e la tua specialità è quella di guidare e far crescere le persone in un dato ambiente di lavoro, per quale motivo NON dovresti dire che sei un abile leader dotato di esperienza?

Non ci sarà mai una parola realmente tabù ma dipende sempre dal contesto!

Certo però è che se il cappello del tuo Curriculum Vincente è come il seguente, allora hai diversi problemi, non ultimo quello di sapere esattamente chi sei e di dover ricorrere a frasi stereotipate nel tentativo di impressionare chi ti legge per compensare a tale lacuna, senza tra l’altro riuscire nell’intento.

“Esperto appassionato del settore capace di lavorare con professionalità in team così come da solo e di reggere alti livello di stress. Sono altamente motivato e con una forte tensione al risultato, grazie a grandi capacità di leadership e comprovata creatività e cura per i dettagli, con costante tensione all’eccellenza.”


i 12 termini più inflazionati nel cv: vero o falso?

Attenzione ai dettagli – Diresti mai di essere un pasticcione che fa le cose alla buona, a cui non importa se un progetto riesce bene o male? Decisamente no, quindi dedicare spazio nel CV per dire una cosa che ci si aspetta tacitamente da tutti è uno spreco, a meno che il tuo non sia un lavoro dove questa è una qualità chiave, come nell’amministrazione, back office commerciale, logistica e spedizioni, programmazione software, chirurgia etc. dove un approccio certosino al lavoro può evitare errori che l’azienda pagherebbe altrimenti in modo molto salato.
La cosa peggiore è scriverlo per poi far trovare il CV pieno zeppo di refusi, errori di battitura o doppi spazi.

Entusiasta / motivato / appassionato – Il primo è usato a sproposito, mentre il secondo si da per scontato. Bisogna piuttosto capire a cosa sei realmente motivato. A trovare un lavoro? Verso alti guadagni? A fare bene la tua parte per sentirti utile verso clienti e colleghi? A trovare coerenza con il tuo percorso di studi? Le domande possono essere infinite, ma se decidi di illustrare la tua motivazione la risposta deve essere chiara e univoca.
Il termine appassionato invece è più specifico e può riferirsi ad un brand, settore o ruolo specifico, che diventa un elemento dal valore aggiunto. Si può usare sempre? No. Deve essere usato con il contagocce, solo quando è estremamente specifico e quando tu “vivi” quella cosa anche fuori dal lavoro, perché per te è come l’aria che respiri e sai tutto di quel settore o prodotto (o almeno ci provi). Io infatti non uso questo termine in tutti i CV, ma ho scelto di metterlo ad esempio in quello di un business developer manager specializzato nell’export del vino perché ha davvero una passione straordinaria per il prodotto e la cura delle relazioni che fa parte dei suoi punti di forza e deve emergere con convinzione e fiducia già dal CV.

Esperto – Usato come aggettivo è un giudizio che ti dai da solo, lascia che siano gli altri invece a valutarti e a capirlo da come ti proponi. Se invece viene quantificato in anni di esperienza, è un indicatore del lavoro svolto che va però riempito con i traguardi che hai conseguito in quel lasso di tempo.

Innovativo, Creativo – Sono termini non inflazionati in assoluto ma che devono trovare una spiegazione all’interno del CV perché dire qualcosa non ci fa per forza esserlo. Dunque se sei davvero creativo e lo dici senza che nessun altro elemento del tuo Curriculum riesca a renderlo evidente, il tuo CV  è sbagliato e non ti rappresenta. Come esprimi la tua creatività? Arte e design? Oppure è una qualità psicologica che si traduce in un pensiero creativo? O parliamo ancora di marketing creativo o scrittura creativa? Se non puoi dimostrarlo, forse dovresti riconsiderare la percezione che hai di te stesso oppure perché vorresti inserirlo a tutti i costi nel CV: qualcuno te lo ha chiesto o pensi che sia richiesto a tutti i costi per il tuo lavoro?

Multitasking e problem solving – Vale lo stesso discorso di “orientato ai risultati”: se possiedi tali qualità, cita le situazioni in cui li hai dimostrati, come il record di quanti progetti riesci a gestire in simultanea e quali problemi hai risolto.
Se però sei un ingegnere di processo o come me un HR che deve risolvere i problemi quotidiani collegati al lavoro, allora può avere senso inserire almeno il problem solving o troubleshooting nell’elenco di competenze chiave che ti distinguono come professionista o per i ruoli che vuoi ricoprire. C’è inoltre una distinzione tecnica tra il problem solving operativo e quello organizzativo  a livello macro-aziendale ed ecco quindi che le stesse parole usate in contesti diversi possono avere poco o molto significato.
Sappi che io nel mio l’ho messo e non me ne pento affatto!

Orientato ai risultati – Questa è la più grande banalità che potresti dire: uno dei punti di forza di Curriculum Vincente è proprio mostrare i risultati, quindi scriverlo come frase fatta è davvero poco impattante ed è molto meglio elencare direttamente i risultati come già spiegato.

Professionale / professionalità / professionista – Questa è un’arma a doppio taglio. Se la parola è usata “professionista” come stratagemma linguistico per indicare in quale settore operi (es. professionista della comunicazione e marketing) oppure se effettivamente lavori in ambiti dove è pieno di amatori (es. la fotografia) ci può stare. Ben più vago è il concetto di professionalità, perché se parli di “qualità, professionalità e cortesia” sembra quasi una televendita o pubblicità di chi non sa come differenziare il proprio prodotto o servizio (con tutto rispetto). Questo non è sbagliato in assoluto ma è più argomento da lettera di presentazione, in cui puoi spiegare cosa è per te la professionalità e come ti distingui (come può ad esempio distinguersi un agente di commercio professionista – appunto – rispetto ad un procacciatore che vende solo in modo occasionale e discontinuo).

Specialista / specializzato – anche questo è un termine inflazionato ma solo  se usato a sproposito. Se mi propongo come “barista specialista nella gestione di bar e preparazione del caffè” sto solo usando un termine a sproposito. Se invece io dico che sono uno psicologo del lavoro specialista nel coaching, formazione e processi di empowerment delle risorse umane sto indicando quale è la macro-area di mia competenza ed il termine aiuta il lettore a capire chi sono, cosa so fare e dove voglio andare.

Altri termini inflazionati, con relative problematiche, sono:

  • analitico = cosa analizzi? Si tratta di una qualità coerente col ruolo? Come l’hai sviluppata? (Nota: nel mio CV c’è perché ho lavorato anche come CTU/CTP per il tribunale ordinario e minorile di Cagliari e dunque la capacità di analisi è davvero comprovata!)
  • con comprovata esperienza  = cliché da evitare il più possibile, senza “se” e senza “ma”
  • dinamico / proattivo / intraprendente = cosa vuol dire? Puoi esprimere questo concetto in modo diverso?
  • efficace = rispetto a quali parametri?
  • multinazionale = cultura? Approccio personale? Mentalità o lavori effettivamente per qualche azienda che esporta all’estero o ha filiali all’estero?
  • responsabile = di cosa, di una business unit o parli del generale senso di responsabilità? Contestualizza.
  • paziente = ha una connotazione negativa di passività. Meglio usare altre frasi per descrivere la tua capacità di gestire le relazioni o lavori ripetitivi
  • sperimentale = fai forse il ricercatore in qualche ambito?
  • strategico = termine vago. Chi sei per dire che sei strategico? Cosa hai fatto?

3 Consigli chiave per un curriculum vincente senza inflazioni

Usa le tue parole: torna al primo articolo che scrissi, quello sull’auto-consapevolezza,  per descriverti in modo genuino e autentico anziché pensare a come altre persone stanno vendendo se stessi per copiarle: più ti fai influenzare, meno il tuo CV sarà efficace.

Porta esempi pratici: non mi stancherò mai di ripeterlo. Esponi e quantifica i tuoi traguardi come se fossero le fondamenta sulle quali basi le tue affermazioni.

Preparati ad argomentare: in generale, tutte le parole che usi generano delle aspettative nel recruiter o datore di lavoro, a prescindere che siano inflazionate o meno. Aspettative che verranno messe alla prova nel processo di selezione da prima cercando conferme nello stesso curriculum o lettera di presentazione, poi nel colloquio a voce e nelle varie prove di assessment.

Se davvero dichiari di avere certe qualità (così come livelli eccellenti di competenze) il tuo CV deve essere coerente con le affermazioni contenute e il colloquio deve restare fluido, altrimenti lavoreranno contro di te perché anche se di fatto l’intervista potrebbe andare bene, verrai percepito come inferiore rispetto alle aspettative che avevi inizialmente generato.

Non è quindi questione di parole abusate da non usare nel CV o meno, ma dall’utilizzarle a sproposito senza cognizione di causa, dal contesto e dalla padronanza che hai di quello che stai facendo!

Prima di chiudere questo articolo, ricordati che questi consigli ti sono utili sempre: il metodo del mio Curriculum Vincente va oltre la semplice scrittura del CV, perché include importanti consigli anche per usare il CV per trovare lavoro e superare le interviste, più nozioni generali di comunicazione, approccio al cliente, marketing e brand positioning validi per la vita!

Mattia Loy
ilcurriculumvincente@gmail.com

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