Curriculum Vincente per professionisti e disoccupati oltre i 40 anni

Ovvero: guida alla creazione di un curriculum vincente per i lavoratori avanti con gli anni e disoccupati da lungo tempo

Nel precedente articolo ti ho fornito una guida pratica su come creare un curriculum per giovani alle prime esperienze, mentre con questo articolo vado all’estremo opposto: ti spiego come realizzare un curriculum per professionisti e disoccupati oltre i 40 anni e/o da lungo termine, spesso lavoratori “senior” che ti consenta di vincere la competizione per rientrare al lavoro.
In questo articolo troverai anche tanti consigli utili su come cercare un nuovo lavoro, specifici per persone come te: lavoratori esperti avanti con gli anni e mamme che vogliono riprendere a lavorare.

Con l’avanzare dell’età, infatti, può capitare di dover lasciare il proprio posto di lavoro per esigenze familiari, maternità o chiusura della propria azienda o, più semplicemente, di voler cambiare compagnia ma di non sapere bene come fare.
Reintrodursi nel mondo del lavoro in questa fase della vita può essere particolarmente difficile soprattutto per quei professionisti che hanno lavorato per tanto tempo senza più doversi scontrare con la competizione per i posti di lavoro, dato che non hanno dovuto sviluppare quell’insieme di competenze ed esperienza relative alla gestione ottimale del proprio CV, delle interviste e di tutte le attività da svolgere necessarie oggi per trovare un nuovo impiego.
Ti auguro di non essere mai una di tali persone, perché effettivamente è più difficile trovare un nuovo lavoro quando si è avanti negli anni, ma è ancora possibile e ti aiuterò a farlo!

l’impostazione del CV per un professionista senior

Per tua fortuna, la struttura del CV è quella che ho sempre proposto sin dall’inizio, senza cambiamenti. Tuttavia poco più di 1 candidato su 10 evita un errore fatale in cui quasi tutti cadono: la lunghezza del proprio CV, che finisce per superare ampiamente il limite di 2 pagine che raccomando sempre.

Ciò accade perché la maggior parte dei professionisti con anni di esperienza alle spalle ha difficoltà a riassumere le proprie esperienze e non pensa che:

  1.  nessun recruiter ha voglia né tempo di leggere “romanzi” che durano 4 pagine ed oltre
  2. le primissime esperienze hanno perso di valore e vanno usate in modo strategico
  3. il CV non è una lista obbligatoria di ogni singola attività svolta, ma è uno strumento di promozione personale dove si scelgono i fatti utili da riportare per avere interviste

La regola aurea è questa:

Valorizza gli ultimi 5 anni di lavoro e menziona brevemente solo i precedenti lavori. Lo stesso vale per la formazione. Con buon senso, naturalmente.

In sostanza, la sfida principale è quella di gestire la tua seniority professionale – ovvero l’anzianità di servizio e di conseguenza le competenze, maturità ed autorevolezza che ne derivano – in modo che lavori a tuo vantaggio anziché contro di te.

So che per te può essere uno shock, dato che vedi nei tuoi primi lavori anche le tue radici professionali, tuttavia a chi ti legge non interessa più.
Devi concentrarti nel descrivere le mansioni ed i traguardi solo degli ultimi lavori svolti e/o di ciò che hai fatto negli ultimi 5 anni di lavoro.

Vale la pena valorizzare anche i precedenti lavori solo se:

  • ciò ti aiuta a mostrare al recruiter o datore di lavoro che sei una specialista da sempre “nel settore” (qualunque sia il tuo) e che dunque hai una fortissima conoscenza, manualità e/o abilità in quel particolare ruolo, mansione o settore.
  • sono presenti elementi di valore che possono supportare la tua candidatura attuale e che mancano nei 5 anni più recenti di lavoro

Ad esempio, supponiamo che tu sia uno specialista in agraria che prima si occupava degli aspetti commerciali di mezzi agricoli, poi sei passato per 6 anni alla cura delle piantagioni occupandoti della crescita delle piante. Per cause esterne alla tua volontà sei costretto a cambiare lavoro: ti si ripresenta l’opportunità di lavorare in un settore simile al primo, relativo alla commercializzazione e supporto di ricambi e lubrificanti per mezzi agricoli. In tal caso ti è utile mettere in evidenza anche il tuo primo lavoro, anche se molto vecchio, perché dà forza alla tua candidatura per uno specifico posto di lavoro.
Allo stesso modo, se prima lavoravi nel settore della consulenza telefonica e poi in quello della consulenza energetica alle imprese, ha senso almeno citare i precedenti lavori dato che  possono essere settori con modalità molto simili!
Tuttavia devi riflettere se ti conviene investire spazio con i dettagli, perché anche i risultati in termini di vendite ottenuti 10 anni fa in contesti ormai estinti e con tecnologie molto vecchie rispetto ad oggi non valgono tanto quanto le esperienze più recenti: se li gestisci male possono farti sembrare “arretrato” e “vecchio” anziché esperto.
Ecco quindi che devi saper mostrare solo gli aspetti più utili della tua esperienza pensando al futuro, non al passato!

Per questo motivo i lavori più vecchi (e possibilmente solo quelli più utili) vanno inseriti in modo estremamente sintetico in una sessione a parte del tuo CV chiamata “Altre esperienze lavorative – menzioni utili” o simili, collocata dopo le principali esperienze lavorative e prima della formazione, oppure vanno addirittura accorpati.
Discorso analogo va fatto con la formazione, dove i piccoli corsi integrativi devono essere eliminati o citati in un elenco a parte super-sintetico per far spazio alla formazione più recente. L’unica eccezione a questo sono la laurea, Master, PhD e qualifiche abilitative.

Un caso realedi recente ho ricevuto una candidatura per un ruolo di coordinatore commerciale nel settore energia da quello che sembrava un anziano odontotecnico. Il suo CV elencava i lavori a partire dal più recente iniziato nel 78 (prima che io nascessi), perdendosi in un prolisso CV di 6 pagine. “Cosa c’entra uno che fa protesi dentarie con il ruolo di commerciale?” mi sono chiesto.
Spinto dalla curiosità l’ho chiamato per capire il perché di una candidatura così bizzarra e strampalata per un ruolo totalmente estraneo al suo background: con mia grande sorpresa, il signore in questione aveva abbandonato la carriera da odontotecnico perché annoiato a morte dal lavoro tra quattro mura in solitudine, per poi re-inventarsi come ottimo agente di commercio!
Ho condensato tutti i suoi anni nel settore odontotecnico in un’unica riga giusto per far capire che in gioventù non è stato con le mani in mano, minimizzando al massimo le parole per quella sua fase di vita, e ho dato spazio e risalto a tutti i lavori da venditore, ai suoi traguardi ed alla sua motivazione. Indovina un po’: è stato preso al primo colloquio nonostante l’età!

licenziamento_dimissioniIl secondo grande errore è quello di scrivere un CV dove ci si giustifica dei licenziamenti.
Vedo moltissime persone terrorizzate dall’effetto che tali avvenimenti possono avere sulle future assunzioni e per questo riempiono il proprio CV con frasi tipo “licenziato senza giusta causa”, “fine del lavoro perché l’azienda è fallita” etc.
Simili frasi spostano il focus del lettore dalle qualità che il candidato porta alle cause della fine dei suoi rapporti, facendolo apparire come una persona problematica ed insicura anche se non lo è. Ecco perché certi temi andrebbero trattati solo come argomento di intervista!

Il mio consiglio è:

Tieni il tuo CV pulito e focalizzato sui tuoi traguardi e successi, evitando richiami di qualunque tipo alla cessazione di precedenti rapporti di lavoro.

La strategia per riprendere a lavorare

Sì: è vero, come ti dicevo prima riprendere a lavorare dopo una certa età (soprattutto dopo il 35-40 anni) può essere particolarmente difficile sia per la competizione generale, sia perché si entra in una fase in cui si è troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per beneficiare di tutti quegli incentivi riservati ai giovani.
In qualità di recruiter, tuttavia, ti assicuro che mi arrivano spesso richieste dai miei clienti di professionisti senior dotati di esperienza e conoscenza del territorio e del settore: tutti elementi che i giovani non hanno.

Ed è proprio questo il tuo principale punto di forza: l’esperienza! Se sei avanti con gli anni non devi neanche pensare di entrare in competizione con i giovani mirando a posizioni junior dove è richiesta più grinta ed energia che competenze per le quali perderesti in partenza.
Per questo motivo devi proporti spontaneamente alle aziende per ruoli coerenti alla tua seniority professionale ed inviare il tuo CV in risposta solo agli annunci di lavoro per figure senior.

Niente panico se sei troppo vecchio per le agevolazioni per i giovani. Se da un lato è vero che qualunque impresa deve stare attenta al bilancio economico e nessuno oggi si può permettere di sprecare soldi, è anche vero che le aziende innanzitutto vogliono persone competenti e capaci che sappiano rendere più dell’investimento che viene fatto per assumerle tramite lo stipendio e tu hai dalla tua parte la certezza che sai fare bene il tuo lavoro.
Lo stipendio è negoziabile e su questo ci ritorneremo più avanti ma sappi che è possibile: se inizi a mandare il CV ad aziende che palesemente cercano giovani da pagare poco allora non troverai mai lavoro perché sbagli tu ad agire, non (solo) perché è sbagliato il tuo curriculum!

Per lo stesso motivo, non svenderti puntando sugli incentivi alle assunzioni per i disoccupati di lunga durata come quelli garantiti dalla Legge 407/90. Se fai l’errore di sbattere a caratteri cubitali in cima al tuo curriculum che godi di tali agevolazioni, stai automaticamente dicendo al potenziale datore di lavoro “Assumimi solo perché costo meno, quindi valgo di meno!
Questo approccio ti squalificherà automaticamente: tali agevolazioni devono essere un di più, inserite correttamente e con eleganza nel cappello introduttivo e nella cover letter ma devono venire sempre appena dopo il valore dato dalla tua esperienza!
Nel migliore dei casi finirai assunto in aziende marce con problemi economici dove tutto è al risparmio ed il tuo posto sarà precario a prescindere da tutto, così come sarà compromessa la qualità di vita e di lavoro dentro la tua nuova azienda!
Se fai l’errore di sbattere a caratteri cubitali in cima al tuo curriculum che godi di tali agevolazioni alle assunzioni, stai automaticamente dicendo al potenziale datore di lavoro “Assumimi solo perché costo meno, quindi valgo di meno!

maternità e disoccupazione di lunga durata

Un caso particolarmente importante è costituito da tutti quei professionisti che sono costretti ad assentarsi dal lavoro per lunghi periodi, ad esempio per maternità o malattia. Senza addentrarmi in dettagli legali, può capitare in alcuni  rari casi che sopratutto alla maternità protratta troppo a lungo segua la perdita del lavoro. Senza dubbio viviamo in una società imperfetta dove nessuna donna dovrebbe scegliere tra il lavoro ed i figli, ma così va il mondo e questo articolo è per aiutare, non per criticare.
A prescindere da quale sia la causa, infatti, più tempo passa dall’ultimo lavoro svolto più dovrai impegnarti per dimostrare che non sei rimasto con le mani in mano e prepararti una storia convincente che supporti il tuo reinserimento lavorativo.

La maternità è socialmente accettata come causa per la perdita del posto di lavoro. I candidati che invece hanno perso il lavoro dopo i 35-40 anni perché la precedente impresa è fallita o perché sono stati licenziati spesso hanno il terrore di non riuscire a rientrare più nel mondo del lavoro e che tale opportunità sia riservata solo ai dipendenti (o chi è rimasto senza lavoro da pochissimo), che magari cercano di cambiare azienda.

Come ti ho detto prima, tutto questo è falso.

Se sei disoccupato e sei un professionista valido hai il vantaggio di essere immediatamente disponibile, battendo i tuoi concorrenti proprio grazie al tempo di notifica che, secondo alcuni contratti, può arrivare anche a 3 mesi.

In questo caso, la sfida è spiegare come hai risolto efficacemente il problema che ti ha costretto a lasciare il lavoro e come hai fatto buon uso del tuo tempo da disoccupato. 

Se è stata la maternità, il tuo punto di forza è dire che ormai ti sei realizzato come padre o come madre (almeno temporaneamente), chiarire cosa è andato storto nel processo di tutela del tuo ex-posto di lavoro e mostrare che la tua passione per il tuo settore ti spinge a voler riprendere a lavorare quanto prima. Usala allora a tuo vantaggio. 
So molto bene che la maternità non dovrebbe rientrare tra gli argomenti di un’intervista di selezione, che è ingiusto, che il sistema è sbagliato ma hai idea di quanti datori di lavoro, pur avendo bisogno delle donne al lavoro ed apprezzandone le qualità professionali, sono terrorizzati dall’idea che queste tornino in gravidanza appena assunte?
Salve, ho una gravidanza a rischio: ci rivediamo tra un anno e mezzo, intanto mi paghi lo stipendio e mi tenga il posto di lavoro bello caldo anche se non ci sono e avrò fatto nemmeno 30 giorni di lavoro da quando sono arrivata, eh!
Chiariamoci su un punto: qui il maschilismo non c’entra niente, dato che anche i datori di lavoro donne devono affrontare esattamente lo stesso problema: io li capisco perché l’assenza di un dipendente vanifica tutto l’impegno che il datore di lavoro ci ha messo per formarlo ed inserirlo correttamente in azienda, il suo ruolo rimane scoperto ed la sua funzione rimane “ferma” arrecando così danno a tutta l’organizzazione per tempi molto lunghi, per non parlare dei costi per la sostituzione di maternità che il datore di lavoro deve affrontare.
Se sei già diventata mamma (o papà) hai il piccolo vantaggio addizionale di rassicurare implicitamente il datore di lavoro su questo punto e sul fatto che lavorerai bene non solo per te stesso ma anche per i tuoi figli, proponendoti quindi con un valore aggiunto in termini di motivazione e stabilità a lungo termine.

Oltre alla maternità, possono esserci numerose cause di abbandono del lavoro tra le quali gravi esigenze familiari, una malattia particolarmente lunga o semplice desiderio di cambiare radicalmente vita. A prescindere da quale sia la causa, ti fornisco alcune linee guida e strategie utili in quest casi, che devono essere opportunamente inserite nel CV o nella lettera di presentazione e che rispondono a: “perché hai lasciato il lavoro e come hai gestito il tuo tempo”.

  • Ho intrapreso un nuovo corso di studi che mi ha riqualificato: ora sono pronto ad entrare nel mio nuovo settore.
  • Volevo prendermi una pausa dal lavoro, un anno sabbatico per allargare la mente e crescere come persona: sono andato all’estero ed ho appreso una nuova lingua mentre svolgevo un lavoro non qualificato per mantenermi ed interagire con i locali
  • Ho svolto numerosi lavori part-time o a tempo determinato in attesa di rientrare nel mio settore che però non ho ritenuto di approfondire nel mio CV perché non aggiungono nulla di significativo alle esperienze e competenze che sono rilevanti per questo nuovo lavoro
  • Ho avviato una mia piccola attività in proprio mentre ero alla ricerca di un nuovo lavoro, che può portare anche dei vantaggi complementari in quanto … (contatti, esperienza, nuove competenze o conoscenze etc.)
  • Ho completato un corso di aggiornamento professionale per essere al passo coi tempi nonostante gli X mesi/anni di inattività dovuta a…

Attenzione: Svolgere un corso altamente qualificante prima di rimettersi sul mercato del lavoro dopo una lunga pausa è sempre un’ottima idea! Se tuttavia hai svolto degli studi per intraprendere una carriera totalmente nuova, allora devi “resettare” il tuo curriculum vitae, quasi come quello di un neo-laureato. Pertanto vorrai collocare la formazione più recente in cima al CV, ricorrendo ad un formato ibrido rispetto a quello per i giovani alle prime esperienze, descritto nel precedente articolo.
Allo stesso modo se hai studiato ed hai fatto un importante corso di aggiornamento: mettilo in bella vista nella tua descrizione personale o tra i traguardi generali (se il tuo CV li prevede), oltre che nello spazio riservato alla formazione.

Concludo col fatto che, fate le debite eccezioni, in generale i datori di lavoro non sono degli idioti insensibili nei confronti dei nuovi assunti, specialmente se gestiscono delle PMI e sanno che le persone comuni serve un lavoro per pagare le bollette e mantenersi.
Tuttavia vogliono vedere un genuino interesse per l’azienda e passione per il settore ed il ruolo in qualunque candidato e difficilmente assumeranno qualcuno che supplica per avere un qualsiasi lavoro motivato unicamente dal desiderio economico di avere uno stipendio per mantenersi! La passione ed il genuino interesse sono sempre fondamentali.

Valuta anche col tuo commercialista se c’è la possibilità per te di lavorare in proprio come libero professionista. Sono in tanti, infatti, che avviano una propria attività da consulente o da agente di commercio sfruttando la rete di contatti e l’alto livello di competenze maturati durante una carriera di alto livello, per finire gli ultimi anni di lavoro ed avere eventualmente un reddito cumulativo con la pensione. So che questo avrà un impatto sui contributi versati ma i risultati potrebbero sorprenderti in positivo.

Ognuno ha la sua storia ed opera in un contesto differente, quindi anche tu devi affrontare il problema valutando le opportunità e le risorse che hai!

Mattia Loy
ilcurriculumvincente@gmail.com

6 pensieri su “Curriculum Vincente per professionisti e disoccupati oltre i 40 anni

  1. Sabina ha detto:

    La ringrazio per questo articolo.Sono una donna che un anno fa ha dovuto lasciare il lavoro nel retail per avere figli e che nonostante corsi per disoccupati e approfondimenti personali non riesce a trovare lavoro come impiegata magari part time perchè le ultime esperienze sono nella gestione di negozi.
    Con il suo articolo mi ha dato coraggio a non mollare.Grazie.

    • Mattia Loy ha detto:

      Grazie a te per le belle parole Sabina. Oltre al coraggio per non mollare, spero anche di averti dato un metodo per risollevarti e tornare ad avare uno stipendio degno di questo nome. Come l’araba fenice, che risorge dalle ceneri: il mondo premia chi fa, soprattutto se agisce con metodo!

  2. Marco ha detto:

    Bello e scritto bene. Secondo la tua opinione, dopo 1200 CV inviati e scartati per età (56) e troppa esperienza ho ancora qualche speranza? Sono a casa da 7 anni ormai. Quello che più mi mette in crisi è la stesura della lettera di presentazione e il CV stesso. La prima svela ogni aspetto, manager licenziato per epurazione delle risorse più costose. Il secondo risulta o troppo lungo o troppo corto. Oggi ho visto un annuncio che riflette appieno la mia figura, il mio 1201esimo CV, forse l’ultimo treno. Ho paura.

    • Mattia Loy ha detto:

      Ciao Marco, come lo sai che ti hanno scartato per età? E come lo sai che hai troppa esperienza? Lo stai supponendo tu o hai ricevuto dei feedback molto chiari a tal riguardo?
      Le speranze ci sono sempre: 7 anni a casa sono tanti ma forse hai impostato male il lavoro.
      Prova con le guide di curriculum vincente: se non ti bastano, scrivimi e ci sentiamo.

  3. Cristina Filigheddu ha detto:

    Ciao Mattia, grazie per il tuo articolo che credo sia stato di aiuto e di ispirazione per molte persone. Il web è pieno di consigli per scrivere il proprio cv ma sono talmente generici che risultano poco utili ed efficaci. Se posso approfittare della tua gentilezza, ti chiederei come posso “giustificare” nel mio cv il fatto che dopo una breve carriera di avvocato ho deciso di prendermi un anno (che poi sono diventati due) in cui, cambiando totalmente mi sono dedicata all’insegnamento dello Yoga. Ora vorrei cercare di reinserirmi nel mondo del lavoro, sfruttando le mie competenze giuridiche ma non so bene come presentare questa esperienza anche da un punto grafico. Detto semplicemente: devo metterla come ultima esperienza professionale o indicare che ho fatto un anno sabbatico, in cui fra le altre cose ho insegnato Yoga? Ti ringrazio per l’attenzione

    • Mattia Loy ha detto:

      Ciao Cristina, ti ringrazio del tuo gentile commento. La domanda che mi fai non è di facile risposta perché non mi dici dove vuoi andare come direzione professionale. Se vuoi riprendere la carriera legale, io metterei davvero un anno sabbatico come esperienza generale, spiegando che hai dedicato tempo alla tua formazione personale ed alla tua crescita delle competenze trasversali mettendo lo Yoga e meditazione tra gli interessi e la formazione, non come lavoro. Se invece vuoi prendere un’altra strada diversa dalla carriera giuridica, allora sì ma a quel punto devi mettere in evidenza le competenze acquisite con l’insegnamento dello Yoga che sono trasferibili ad altri lavori.

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