Vere sabbie mobili

Come uscire dalle sabbie mobili delle carriere frammentate

Scrivo questo articolo soprattutto per te che sei giovane (o per te che hai figli ormai prossimi ai 18 anni), per impedirti di commettere degli errori tragici che, per la necessità di guadagnare soldi nel breve periodo, ti porteranno a scivolare lentamente nelle sabbie mobili delle carriere frammentate, tipiche dell’era moderna del precariato lavorativo.

Questo non è la solita “guida al CV” e  ti sarà molto utile perché ti aiuterà ad individuare le insidie in cui è facile cadere nel mondo del lavoro di oggi, capire cosa fare per evitarle ed avere una carriera sana!

Lo so, chiamare “carriere” quelle di oggi è quasi un insulto, eppure  la crisi economica – dovuta prima alla follia dei grandi banchieri americani e che oggi continuata con folli politiche europee volte a rendere “competitive le esportazioni” distruggendo gli stipendi dei lavoratori – ha profondamente alterato il concetto di stesso di lavoro in nome del valore della “flessibilità”: tale opportunità si è di fatto trasformata in precariato diffuso che ha comportato la riduzione dei consumi a discapito di tutti.

Anche per tali motivi, trovare lavoro oggi non è facile soprattutto per chi è senza competenze professionali consolidate dalla pratica sul campo! Non tutti possono permettersi Master da 30.000 Euro per studiare alla Bocconi o alla Lewis, con i vantaggi nella ricerca di lavoro che ne derivano. Molte persone come te che hanno la sana ambizione di svolgere il lavoro che amano, con l’idea di essere pagati in modo dignitoso per potersi fare un domani una casa ed una famiglia, possono aver maggiori difficoltà a trovare lavoro quando hanno finito gli studi, specialmente se hanno dovuto lavorare per pagarseli perché, così facendo, rischiano di scivolare e restare bloccati nelle sabbie mobili del precariato senza nemmeno accorgersene.

Solitamente la storia comune a moltissimi è questa:

  1. Sono adulto, ho finito gli studi di base e voglio lavorare
  2. Per poter lavorare devo prima qualificarmi ma non ho i soldi e, senza qualifiche, (spesso la laurea non basta più) nessuno mi assume. Come faccio?
  3. Soluzione: cerco un lavoro con requisiti minimi così accumulo soldi per pagarmi gli studi e intanto vado avanti.
  4. Ora che lavoro però non ho tempo e/o sono troppo stanco per studiare, non riesco ad accumulare in breve tempo i soldi necessari sia per mantenermi che per pagarmi gli studi! Se mollo resto senza soldi ma, se non cambio, non riesco ad andare avanti. Ed intanto il tempo passa e tutti mi identificano con il lavoro che non voglio più fare: cosa faccio?

E da qui  si aprono vari scenari accomunati da un’unica conclusione: il tempo è trascorso e tu sei bloccato, perché l’opportunità di essere competitivi è venuta meno: non puoi iscriverti a 30 anni al tuo corso di studi preferito e sperare che qualcuno ti assuma quando l’avrai finito a 40 anni con zero esperienze nel settore in cui vorresti lavorare! Senza dimenticarti dei tuoi potenziali concorrenti: laureati in perfetto orario e col massimo dei voti e già con esperienze importanti.

Ti consoli dicendo che almeno lavori da quando avevi 18 anni, che non corri il rischio di morire di fame e che sei fortunato ad avere il tuo lavoro da 900 euro al mese: c’è tanta gente che non ha nemmeno quello, mentre tu riesci a pagarti l’affitto ogni mese e a permetterti pure una birra con gli amici ogni tanto.
Se sei molto fortunato, hai dei colleghi simpatici ed un capo coscienzioso ed il tuo lavoro tutto sommato non ti dispiace, con lo stipendio ci campi dignitosamente ma avrai sempre il rammarico di non aver vissuto la vita che volevi.
In altri casi il lavoro che fai ti disgusta profondamente, odi tutti e soprattutto il capo ma non puoi permetterti di lasciarlo perché rischi seriamente di non trovare altro e di restare disoccupato ed ogni settimana è come un tuffo nella m***a, in cui devi tapparti il naso dal lunedì al sabato ogni santo giorno e pure per pochi soldi, tirando avanti sino alla pensione ed utilizzando il fine settimana come unica boccata d’ossigeno rigenerante che puoi prendere. Ed hai minimo altri 35 anni da passare così.

Sai perché prendo come esempio le sabbie mobili per processi così lunghi?

sabbie mobili

Perché le sabbie mobili sono ben diverse da quelle che il cinema ha contribuito a diffondere nell’immaginario collettivo, dove qualcuno ci sprofonda sino ad esserne totalmente inghiottito, morendo per affogamento nell’arco di pochi, strazianti minuti.
In realtà le sabbie mobili sono una fanghiglia appiccicosa che ti blocca ogni movimento. Ci scivoli e sprofondi dentro, ma non affoghi. Semplicemente sei bloccato lì, sotto le intemperie e consapevole della tua sorte: quella di morire di fame e di sete, perché quel fango fa una resistenza fortissima ad ogni tentativo di liberarti che fai.
Persino animali immensamente forti come gli elefanti o i rinoceronti rischiano di morici dentro. Compiere un singolo passo, anche tirar fuori un braccio, richiede uno sforzo enorme perché è quasi come nuotare nella colla! E alla fine ti ritrovi lì, sempre più debole per ogni tentativo che hai fatto di uscirne sino a quando sei ormai stremato e senza possibilità di recuperare energie in alcun modo, sfiancato dal caldo e dal freddo e dalla mancanza di cibo ed acqua. E’ una morte lenta ed atroce, perché oltre alla sofferenza c’è anche la consapevolezza che la tua fine è certa e tu non puoi fare più niente per evitarla, ma dovrai aspettare e soffrire per il tempo che ti rimane.

Non tutti sono fortunati come Astro, il cavallo nella foto, finito nelle sabbie mobili e salvato dall’amore della sua padrona nel 2012. Sì, uscirne è possibile anche da soli ma solo se conosci la giusta tecnica per muoverti ed anche in quel caso è estremamente faticoso.
E a te può capitare lo stesso, soprattutto se sei solo, con pochi soldi o già disoccupato.

Ti sto raccontando tutto questo perché io voglio che tu abbia paura, per salvarti la vita: se sei giovane, puoi pensare di avere tutta la vita davanti e di avere tempo infinito ed infinite opportunità ma non è vero. Sei bene orientato solo se ti predisponi correttamente verso una carriera coerente, con studi ed esperienze di lavoro che ti portano tutte nella stessa direzione. Specialmente con la crisi di oggi, un passo falso può costarti carissimo ma rischi di accorgertene solo quando è troppo tardi.

Non puoi compiere le stesse scelte fatte a 18 anni anche  a 25 o 30 anni perché avranno effetti radicalmente diversi sulla tua carriera.

InvecchiareSe hai 18 anni non c’è niente di male a prendere lavori semplici ed umili, se ne hai bisogno, per pagarti gli studi ed avere un po’ di indipendenza economica, anzi! Sono scelte che denotano carattere, personalità e determinazione nel raggiungimento dei propri obiettivi: sono quei “traguardi” che nel CV consentono di sostenere frasi altrimenti ultra-inflazionate ed ormai prive di significato.
Dovrai certamente fare dei sacrifici, uscire meno con gli amici, studiare sarà più faticoso che per altri e dovrai rinunciare a qualche ora di sonno per laurearti almeno con la media del 28 se non con il 30, possibilmente con massimo un anno fuori corso! Ma avrai poi l’opportunità di far avverare i tuoi sogni di lavoro.

Lavoro da Mc Donald's

Il punto è che certi lavori come il cameriere al fast food dovrebbero essere fatti solo dai giovani, come prime esperienze lavorative. Tu non sei Bill Dudley, talmente annoiato dalla pensione che ha scelto di tornare a lavorare part-time. Tu sei quello che sta da McDonald’s il tempo di pagarsi di studi, eventualmente beneficiando dell’ottima formazione interna che il famoso franchising di ristoranti eroga ai suoi dipendenti, a prescindere dalla qualità dei suoi prodotti.

Apro e chiudo una parentesi. Per come è impostata male la scuola in Italia, non mi stupirei se tu arrivassi ai 20 anni già nauseato dallo studio, tanto che l’idea di farti altri 5-8 anni di Università e Master ti fa star male solo al pensiero: prendere la laurea non è un obbligo, ma se vuoi lavorare seriamente devi qualificarsi anche con corsi dal taglio più pratico dove impari facendo e non solo studiando dai libri. Se può incoraggiarti, di solito i master e le scuole di specializzazione hanno anche un taglio più pratico rispetto alla scuola tradizionale, ma il vero punto è il seguente.
Il “laureato-forse” – quello che poi inizia per compiacere i genitori e finisce per abbandonare gli studi (forse è meglio) o per laurearsi fuori corso di 10 anni con il 60/110, quello che ha solo sprecato  tempo e soldi – non devi essere tu. Nessuno dovrebbe.

Risultati immagini per laureatoProprio quando hai finito gli studi è il momento di dare il 120% per mollare il lavoretto che hai usato per pagarti le spese sino ad ora e prendere il tuo primo lavoro serio per iniziare ad acquisire esperienza nel tuo settore ed avviare una carriera coerente e più verticale, dove sviluppi le tue competenze per un settore specifico. Devi farlo, anche a costo di fare uno stage gratuito di giorno mentre continui a portare pizze a domicilio la notte.

Se lasci che il tempo passi e continui con simili lavori a 30 anni, le persone inizieranno a chiedersi:

“Chi è questo tizio? Cosa vuole da noi? Ha un titolo di studio ormai vecchio, non ha applicato niente, le sue conoscenze teoriche saranno obsolete ed ha esperienza solo come porta-pizze. Non ci serve a nulla, passiamo al prossimo“.

Ed ecco che ti ritroverai impantanato nel primo tipo di sabbie mobili, quello in cui la tua carriera si ferma perché continuerai a fare l’unica cosa che ti sostenta ma che non è ciò che vorresti, non è ciò per cui hai studiato e ti sei impegnato tanto.
Non voglio che tu arrivi a 50 anni, guardandoti indietro e divorato dal rammarico per chi saresti potuto essere e per le scelte che non hai fatto.

Molto simile è il destino di tanti lavoratori precari, costretti con contratti a tempo determinato a passare costantemente da un settore all’altro, da un ruolo all’altro, svolgendo lavori mal pagati dove sviluppano poco un gran numero di competenze tutte diverse, finendo per essere percepiti come dei qualunquisti e non degli specialisti. Persino Curriculum Vincente e le mie tecniche di coaching occupazionale potrebbero non bastare per tirarti fuori dalla tua situazione: alcuni casi non si possono correggere perché i danni a monte sono troppo grossi.

Un altro caso è quello dei professionisti che iniziano e finiscono la loro carriera con lo stesso lavoro, solo con gli scatti di anzianità per lo stipendio: una crescita solo orizzontale e non verticale della carriera.
Può accadere a chiunque: ad alcune persone può anche andare bene, dato che preferiscono vivere nella sicurezza del loro lavoro senza voler crescere in responsabilità – lo capisco – mentre altri che vorrebbero fare carriera pensano che le aziende debbano provvedere sempre a tutto e non investono mai in modo autonomo in formazione quando hanno lo stipendio, ritrovandosi poi in condizioni di obsolescenza professionale quando le cose vanno male. Le aziende possono fallire, chiudere ed essere acquisite: i licenziamenti in massa succedono. Con Curriculum Vincente ho aiutato i lavoratori dell’ex-Froneri-Nestlé di Parma a trovare lavoro dopo che questi sono stati licenziati in seguito del trasferimento dell’operatività a Perugia. Ma se sei senza soldi, re-investire in formazione è molto più difficile perché ogni investimento diventa pesantissimo se percepisci dietro l’angolo la paura di restare senza soldi!

La cosa peggiore che può succederti è ritrovarti disoccupato e realizzare di non essere più assumibile da nessuno, mentre lo Stato ti lascia morire di fame nell’indifferenza più totale.

A scanso di equivoci, “fare il venditore porta a porta e l’aggiusta-tutto” o l’avvocato part-time e la fantina maestra di equitazione (non scherzo, sono casi reali) non significa affatto essere flessibili: quest ambiguità viene davvero mal vista dai datori di lavoro e potresti ritrovarti nelle liste di collocamento dei Comuni per disperazione.
La flessibilità vera è una dote altamente apprezzata e la possiede non chi sa fare cose totalmente slegate l’una dall’altra ma chi preserva l’elasticità mentale e sa far evolvere le proprie competenze in modo coerente col mutare del contesto.

La crisi è anche questo: non è solo mancanza di lavoro (come realmente è soprattutto nel Sud e nelle isole) ma anche mancanza di un progetto di vita e di lavoro che parte sin dalla giovane età. Una situazione che capisco molto bene, in quanto ci sono già passato anche io: arrivare alla fine delle scuole superiori a 18-19 anni sapendo che devi studiare per farti un futuro ma non hai la minima idea di che cosa ti piace e dove investire le tue energie.

Dovrebbero essere le scuole ed i genitori a stimolare nel modo appropriato i figli per aiutarli a comprendere le attitudini e le passioni professionali, affinché il lavoro sia anche un piacere e non solo una fonte di reddito. Ma questo non sempre avviene e bisogna quindi auto-attivarsi.

Indubbiamente, le persone che hanno da sempre avuto le idee molto chiare su ciò che amano, su ciò che vogliono fare e che vogliono essere da grandi hanno un enorme vantaggio sugli altri, perché sono estremamente focalizzate sui loro obiettivi e pensano subito e solo a come superare gli ostacoli verso i loro obiettivi anziché investire ulteriore tempo per capire cosa fare e che direzione prendere!

consigli pratici PER evitare il precariato

  • sperimenta il più possibile quando sei giovane, dai 16 anni in su: in quell’età ti è “concesso” sbagliare più che in altre. Raccogli informazioni, confrontati con chi sta già lavorando: fai tue le esperienze altrui e cerca di capire dove sta la tua passione unita alla sostenibilità economica.
  • scegli scuole superiori che ti danno competenze pratiche, non teoriche. Mio consiglio personale, il liceo classico e lo scientifico non sono il meglio in assoluto e la presunta “formae mentis” che dovrebbero dare è tutta da dimostrare, senza contare che da soli non sono affatto dei titoli di studio qualificanti per trovare lavoro. Restano entrambe scelte valide per avere le basi per future carriere di lavoro ma andrebbero valutati alla pari delle altre opportunità. Il liceo classico ad esempio dovrebbe essere essere propedeutico alle lauree in Giurisprudenza o Medicina, dove rispettivamente latino e greco sono utili, oppure per certe carriere nell’arte e cultura grazie allo studio dei classici, appunto. Allo stesso modo il liceo scientifico è propedeutico per le lauree in chimica, ingegneria (anche informatica) e matematica etc. Ma tali licei non sono essenziali per andare avanti! Dato che è comunque possibile accedere agli studi universitari a prescindere, io raccomando di tenere in seria considerazione anche studi più pratici ed immediati come il liceo linguistico o l’istituto agrario, ragioneria etc, che comunque forniscono basi solide per certe lauree e che, a prescindere, insegnano sia ad essere (cultura e pensiero critico) che a saper fare (competenze spendibili).
  • Scegli il primo lavoro che sia coerente col tuo obiettivo finale: piuttosto che prendere un lavoro qualsiasi tanto per mantenerti e pagarti gli studi (cosa rispettabilissima), cerca di partire subito col piede giusto facendo qualcosa che sia coerente con il tuo obiettivo finale e con gli studi che stai prendendo. Deve esserci sempre un filo condutture tra la partenza ed il traguardo. Io ho fatto il venditore per pagarmi l’università, lavoro nel quale ho consolidato la gestione operativa delle risorse umane e la comunicazione persuasiva. Se tu vuoi fare l’ingegnere, cercati un lavoro come assistente presso un’impresa edile, come saldatore o elettricista etc; se vuoi fare carriera in un ristorante o albergo di lusso allora McDonald’s o il barman sono perfetti; se vuoi fare la psico-pedagogista infantile per lavorare in asili, scuole o con i bambini affetti da patologie dello sviluppo allora  vada per la baby-sitter e via dicendo. Le combinazioni possono essere molteplici ma idealmente deve sempre esserci un filo conduttore che unisce i tuoi obiettivi finali con tutti i lavori che svolgi, anche a breve.
  • Cerca sempre nuovi lavori coerenti coi precedenti, possibilmente più qualificati. Qualunque lavoro tu voglia fare non potrai mai partire dal top (a meno che tu non abbia la fortuna di avere qualcuno che ha già spianato la strada per te, a prescindere da quella che sarà la qualità del tuo lavoro – molto discutibile) ma dovrai seguire un percorso fatto di esperienze coerenti e sfide crescenti di difficoltà.
  • Re-investi in formazione e tieniti sempre aggiornato. Non ti sto dicendo di frequentare un Master all’anno, ma di investire in formazione che ti piace ed è coerente con la crescita che tu vuoi per te stesso, senza aspettare che l’impresa per cui lavori paghi (tutto) per te. Che sia un corso di computer, una nuova lingua, un corso di aggiornamento giuridico-fiscale, avrai modo di arricchire il tuo CV tramite nuove competenze certificabili e di sviluppare nuovi contatti che potranno tornarti utili anche in seguito, pronto ad anticipare il futuro che arriva tramite l’aggiornamento professionale. Devi fare questo quando hai un lavoro, non quando stai rischiando di perderlo o sei già disoccupato, perché a quel punto la paura di restare senza soldi ti bloccherà, lasciandoti intrappolato nelle sabbie mobili!
  • In caso di scelte sbagliate, passa a settori affini: può capitare a tutti di sbagliare e di prendere strade che non portano a nulla. Si è soliti dire che “Errare è umano, perseverare è diabolico” ed è vero! Ma il duro mondo del lavoro vede di cattivo occhio le persone indecise, che cambiano costantemente idea. Se però ti rendi conto che hai intrapreso una strada che non ti piace o il settore in cui stai operando è sterile e sta morendo, allora cerca di spostarti nel prossimo settore affine dove puoi portare almeno parte della tua esperienza e competenze tecniche mentre ti ri-qualifichi. Ad esempio ho visto avvocati abbandonare la libera professione per diventare consulenti assicurativi e sfruttare la propria esperienza per comprendere gli aspetti tecnici e la contrattualistica delle polizze, interpreti professionisti proporsi come commerciali esteri (ti assicuro che i lavori sono più di versi di quanto sembri) e così via.
  • Fai le tue scelte considerando anche dove vuoi vivere. L’equilibrio tra vita lavorativa e personale è una questione molto soggettiva e c’è chi desidera come prima cosa poter restare nella propria città o svolgere un lavoro dignitoso, senza eccessive responsabilità e guadagni ma che lasci il tempo di avere i propri spazi e poter seguire la propria famiglia ed i figli. Lavorare per vivere è un diritto, così come quello di trarre le nostre soddisfazioni non dal lavoro ma da altri elementi della vita: tienilo a mente quando valuti le tue reali opportunità nel sistema economico-geografico in cui sei inserito e valuta se la tua felicità richiede un cambiamento radicale oppure se ti va bene fermarti dove sei perché hai già quello che realmente ti serve per essere felice.
    Ma quello che fai ti deve piacere almeno un po’: non puoi fare per 8 ore al giorno un lavoro che odi, perché questo occuperà troppo del tuo tempo per essere uno scambio equo!
  • Se sei stanco di tutto, scegli un corso di formazione altamente qualificante prima di mollare il vecchio lavoro. Stringi i denti almeno per mettere da parte i soldi per un nuovo corso di formazione che ti apra le porte per il nuovo settore e metti da parte ogni altra cosa non strettamente prioritaria: scegli la scuola numero uno che può prepararti davvero, in modo da avere il certificato più forte per proporti alle imprese e beneficiare del network con le imprese che le migliori scuole di formazione hanno. I tuoi vecchi lavori dovranno essere sfruttati solo per dimostrare competenze trasversali trasferibili al nuovo lavoro e per far emergere qualità personali come serietà, affidabilità e determinazione.

Ad esempio, il mio amico Richard ha ritrovato lavoro in UK proprio così. Dopo una carriera finita, ha investito in utili studi all’estero dove ha preso una qualifica molto forte ed altamente specifica in informatica ed ha imparato una nuova lingua straniera alla perfezione: ora ha un lavoro rispettabilissimo presso una nota casa automobilistica britannica che produce auto sportive di lusso.
Un’altra mia candidata è stata presa come back office commerciale senior presso una multinazionale nel settore metalmeccanico anche grazie alla sua prima esperienza come operaia di fabbrica in un settore molto simile.

Queste sono le sfide della vita moderna, sempre più competitiva, dove chi ben inizia è già a metà dell’opera mentre chi esita avrà uno svantaggio sempre maggiore verso tutti i concorrenti.

Ciò che oggi è realmente utile è maturare le tue competenze sia in senso verticale che orizzontale ed allenare molto le competenze trasversali. Spiego meglio: la professionalità non è fatta (solo) di titoli, qualifiche e certificazioni ma soprattutto della capacità concreta di saper fare il tuo lavoro e sapersi comportare da professionisti. Dunque, è importante maturare ed allenare  le competenze che ti definiscono come professionista in modo specifico: devi avere una tua colonna portante da affiancare con altre colonne di sostegno, possibilmente coerenti con le innovazioni del mercato tecnologico e del lavoro.

La gestione del tempo, la comunicazione, la leadership e la capacità di auto-gestione, l’etica e le qualità umane come l’affidabilità e la proattività sono essenziali, così come le lingue straniere, l’uso delle nuove tecnologie e dei computer, la conoscenza almeno basilare delle leggi che regolano il tuo settore ed una comprensione del lavoro dei tuoi colleghi.
Ripete sempre lo stesso compito, magari con difficoltà crescenti, non ti fa crescere davvero:  era funzionale al modello di business di 2 o 3 generazioni fa ma oggi, nell’era del cambiamento rapido, rischi di diventare inutile molto velocemente se muore la richiesta per ciò che fai.

Specialmente in Italia, dove la maggior parte delle imprese (il 95%) sono PMI, la flessibilità unita ad una identità professionale è molto più utile al fine dell’assunzione rispetto ad una specializzazione eccessiva che comporta una grande rigidità. Ed è proprio la flessibilità, unita alla creatività, all’adattabilità ed a solide competenze trasversali che ti renderà insostituibile davanti alla minaccia di una robotizzazione incontrollata e senza ammortizzatori sociali, non la competenza tecnica.

Ora hai la strada spianata, almeno per evitare le sabbie mobili. Saprai seguirla?
Se hai bisogno d’aiuto, contattami scrivendo al mio indirizzo email  ilcurriculumvincente@gmail.com  e sarò felice di risponderti.

Mattia Loy

Un pensiero su “Come uscire dalle sabbie mobili delle carriere frammentate

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